SALUTE E INTEGRAZIONE EUROPEA. PARTE DEL PROBLEMA O PARTE DELLA SOLUZIONE?

In questo interessante articolo scritto da Helmut Brand (Presidente del Forum Internazionale di Gastein, Docente di Salute Pubblica Europea all’Università Jean Monnet) e Willy Palm (Osservatorio Europeo sui Sistemi e le Politiche della Salute) a seguito del Forum sulla Salute di Gastein, si discute del futuro della politica sanitaria dell'Unione a seguito della nuova elezione dei rappresentanti della Commissione Europea.

 

Quali sono le vere questioni in gioco? Dal momento che l’obiettivo del Forum di Gastein

è quello di riunire gli stakeholders del settore salute quali responsabili politici, professionisti, società civile, l'industria ed il mondo accademico, si riportano anche commenti iniziali e riflessioni provenienti da un panel di interlocutori chiave della politica sanitaria europea sulle quattro questioni al centro della discussione del Forum di Gastein di quest'anno.

 

Disturbo da stress post-elettorale?

Alla fine di maggio 2014, i cittadini dei 28 Paesi membri  dell'Unione europea (UE)

hanno eletto un nuovo Parlamento. Nonostante i tentativi di  aumentare la sua importanza politica e rafforzare la legittimità democratica delle Istituzioni dell'UE, collegando queste elezioni con la nomina a garante europeo del Presidente della Commissione attraverso la cosiddetta 'Spitzenkandidaten', la

affluenza è rimasta molto bassa (solo il 43.09% degli aventi diritto).

In particolare, il 25% dei seggi è andato a candidati di partiti euroscettici.

 

Tutto ciò sembra indicare un disinteresse

- se non una vera e propria sfiducia - verso il progetto di integrazione europea relativo ad una parte della popolazione. Come anche dimostrato in un recente sondaggio Eurobarometer, la fiducia nelle istituzioni europee è storicamente basso con un voto medio del 32% (dal 18% in Grecia fino al al 58% in Romania). Tuttavia, questo non è molto diverso dai risultati relativi alla politica nazionale e in alcuni casi risulta essere migliore. Come Timothy Garton-Ash ha sostenuto, ci sono 28 diverse "sfumature" di malumore - molti delle quali non sono  UE-correlate; tuttavia, le elezioni del maggio

2014 rappresentano un campanello d'allarme da cui l'Europa potrebbe non riuscire a svegliarsi.

 

Chiaramente, un importante causa del malcontento è stata la crisi finanziaria

e il modo in cui "l'Europa" la ha affrontata. La campagna elettorale europea

ha visto prevalere la questione di come il rallentamento economico in corso, così come

il livello allarmante di disoccupazione giovanile in alcuni Stati membri possa essere contrastata e come stabilizzare l'Euro. Il dibattito politico ha riguardato questioni fondamentali quali i limiti della solidarietà interstatale, un mandato più mirato per l'UE per affrontare i grandi problemi e una più trasparente UE nel soddisfare i bisogni dei suoi cittadini.

Tradizionalmente, il progetto europeo è sinonimo di pace, prosperità e progresso sociali. Ora che è stato percepito come questi nobili obiettivi abbiano raggiunto i propri limiti - ovvero che questi risultati sono oramai dati per scontati -

i leader culturali, sociali e politici dell'Europa

sono alla ricerca di una "nuova via per l'Europa ".

 

Il mandato alla salute dell'UE

 

A prima vista, la salute non è un argomento in tutte queste discussioni. Tuttavia, in tutte

le forme di misurazione della felicità o della qualità della vita, la salute si colloca sistematicamente in una posizione elevata ed è considerata una preoccupazione primaria per molti cittadini in tutta l'UE.  Vari studi hanno dimostrato il devastante effetto della crisi economica sulla qualità della vita, anche attraverso il deterioramento della salute, e le disuguaglianze crescenti e si verificano problemi di accessibilità alle cure sanitarie, in particolare tra i gruppi di popolazione più vulnerabili, quali gli anziani in Europa Centrale e Orientale e le classi di reddito più basse.

 

La tutela della salute è anche considerata essere intrinsecamente parte del cosiddetto

Modello sociale europeo. Colpisce il fatto che quando è stato richiesto alla popolazione quali siano i valori che meglio rappresentano l'UE, la solidarietà e il sostegno

risultano essere i concetti meglio rappresentanti il progetto europeo. Così la salute

potrebbe effettivamente svolgere un ruolo importante nel ricollegare l'Europa ai suoi cittadini. Per questo abbiamo bisogno di una sorta di progetto che potremmo definire "Roaming per la Salute ". Tuttavia, nonostante il fatto che l'UE

abbia agito positivamente in relazione a vari aspetti legati alla protezione della salute umana, qualcuno sostiene che il mandato legale sia stato troppo

debole, le iniziative troppo diverse e l’impatto troppo illusorio.

A causa della "mano invisibile" della sussidiarietà, imposto dagli Stati membri la politica sanitaria europea poteva solo svilupparsi in un modo graduale e frammentato

spesso in risposta a "crisi sanitarie", utilizzando una gamma diversificata di strumenti politici. Nonostante in questo processo la politica sanitaria dell'UE sia maturata

in un insieme strutturato, grazie anche alla strategia globale del 2008, definita “Together for Health, essa appare come un elemento secondario nell’agenda dell’UE. Dopo

tutto, i finanziamenti relativi alla salute attraverso i diversi programmi (di ricerca, fondi strutturali e il programma salute) rappresentano solo lo 0,08% del bilancio dell'UE

sotto il precedente piano finanziario pluriennale (2007-2013).

 

La Trinità della Salute

Comunque, questa è solo una parte del quadro.

In realtà, la politica sanitaria europea è molto più ampia di quella del mandato alla salute basata sull'articolo sanità pubblica del Trattato. Fondamentalmente, l'approccio dell'UE nei confronti della Salute e dei diversi sistemi sanitari è triplice

 

In primo luogo, la Salute è considerata quale un importante settore economico che rappresenta, in media, il 10% del PIL e l'8% dell'occupazione e come tale

è parte a pieno titolo del mercato interno. Infatti, molte delle iniziative legislative

che sono rilevanti per il settore salute, come ad esempio le direttive transfrontaliere

sulle cure transnazionali o sulle qualifiche professionali, sono motivate ​​dai principi della libera circolazione e basate sulle disposizioni connesse al mercato interno.

 

La seconda dimensione è di natura finanziaria. La spesa sanitaria spesso grava ampiamente sui bilanci degli Stati membri e sono perciò determinanti

nel contesto del governo economico dell’EU che mira a garantire la stabilità economica e monetaria dell'Unione.

 

Attraverso il semestre europeo abbiamo visto sempre più raccomandazioni emesse ed adottate dalle Istituzioni dell’EU rivolte a singoli Stati membri per la riforma dei loro sistemi sanitari al fine di renderli finaziariamente sostenibili.

 

Contemporaneamente,

la salute è anche considerata quale importante fattore di crescita economica e sociale

e quale fattore di coesione. Per questo motivo la Commissione promuove attivamente l'idea di investire nei sistemi sanitari sostenibili, nella salute della popolazione e nelle correlate disuguaglianze, con il sostegno di fondi comunitari e come parte

del suo pacchetto di investimenti sociali.

 

Anche se questi approcci, che formano le tre dimensioni della Trinità della Salute, possono essere percepite a volte come contradditorie, sono tutte parti integranti della strategia di crescita Europe 2020, che mira ad una crescita che sia rapida, sostenibile ed inclusiva.

 

E ancora, a parte i partenariati europei per l'innovazione sull'invecchiamento attivo e sano, riferimenti positivi alla salute sono difficili da trovare tra le priorità, gli obiettivi, gli indicatori della strategia o iniziative. L'immagine persistente è quella di uno squilibrio nei vari approcci.

Ironicamente, laddove gli Stati membri spesso continuano a pretendere sussidiarietà al fine ottenere un'azione più diretta e positiva per la salute, questo non ferma l’effetto che le regole economiche e i processi dell'Unione europea hanno indirettamente aulla salute e sui sistemi sanitari.


 

Buone intenzioni per un nuovo mandato

 

Allora, cosa fare con la nuova scadenza? Quali sono le priorità che la nuova Commissione Europea ed il Parlamento dovrebbero affrontare?

 

Chiaramente, visto che la crisi economica dovrebbe virare da una condiziione acuta ad una cronica - o come ha detto il Ministro greco all’EHFG 2013 “Questa non è una crisi, questa è la nuova realtà” - la dimensione sociale diventerà sempre più un elemento critico ed essenziale dell’integrazione europea.

 

La sfida che l’Europa sta affrontando oggi non è altro che la solidità del suo modello sociale. Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha di recente ricordato che nell’EU, con il 7% della popolazione mondiale, si genera il 25% dell’economia mondiale ma che si consuma circa il 50% di tutti i benefici sociali del mondo.

 

Per mantenere ciò, conclude, ci vorrà un grande sforzo di innovazione e creatività. Questo argomento ha dominato la discussione all’European Health Forum negli ultimi anni. Nel 2012 l’argomento principale era rappresentato dagli effetti della crisi sul sistema salute, nel 2013 invece il focus è su come i sistemi sanitari possano diventare solidi e innovativi.

 

Accanto all’attaccamento ai valori alla base dei nostri sistemi sanitari, potremmo anche avere bisogno di esplorare nuove forme di governance sanitaria che possano anche facilitare l'integrazione tecnologica e sociale

innovazioni. Oggi nessun livello politico può più rivendicare la piena esclusività sulla salute. I decisori politici nazionali, regionali ed internazionali avranno la necessità di lavorare insieme più a stertto contatto e coordianre le loro azioni per raggiungere obiettivi migliori.

 

Ciò vale allo stesso modo per la frammentazione e la duplicazione all'interno dello stesso livello della politica.

Inoltre, a livello di Unione europea non vi è spazio per migliori collegamenti tra le iniziative che sono intraprese.

 

Collegato a questo, la domanda che sorge è se abbiamo bisogno di un più forte

mandato alla salute e come questo possa essere raggiunto. Alcuni stanno suggerendo una verifica della strategia UE per la salute. Considerando che la

Commissione sostiene che la strategia sia ancora valida visto che le sfide indicate nel 2008 effettivamente non sono cambiate, si può anche affermare che essa sia un insieme di obiettivi da indirizzare dall’EU piuttosto che un documento politico riportante priorità, assegnando responsabilità e sottolinenando metodi di implementazione e valutazione.

 

Altri chiedono una nuova versione del Trattato per stabilire una base legale più solida per

l’azione sanitaria a livello EU.

 

Forse una strategia più promettente sarebbe

quella di premere per “Salute in tutte le EU policies” al fine di assicurare che l’impatto della salute sia dovutamente considerato nel mentre si sviluppano ulteriori politiche in diverse aree.

 

Infatti, la parte iniziale dell’art. 168 dà una chiara e solida base a questo concetto: Un alto livello di protezione della salute umana sarà assicurato nella definizione e nell’implenetazione di tutte le politiche e le attività dell’unione. Attraverso la valutazione dell’impatto sulla salute (HIA) siamo già in possesso di uno strumento effettivo e di una metodologia. Si deve solo mettere in pratica. In più, gli gli impatti positivi sulla salute dovrebbero essere meglio delineati dall’EU: i piccoli ma significativi progressi realizzati attraverso iniziative quali l’acquisto comune di vaccini o il network europeo delle referenze relativo alla direttiva sulla salute transfrontaliero potrebbero rappresentare la via verso un terreno comune in campo sanitario e, perchè no?, verso la solidarietà europea.